Il Grande Torino

Il 4 Maggio 1949 il Grande Torino lascia la storia per entrare nella leggenda.

La storia di quella squadra la conosciamo tutti, la storia del Grande Torino è parte integrante della mia infanzia.

Mio padre nasce il 15 Marzo 1935, come molti al tempo era tifoso del Toro perché le gesta di quella squadra andavano oltre i confini di Torino e del Piemonte, quella squadra componeva i 10/11 della Nazionale di calcio.

Dopo Superga mio padre perse quell'interesse verso il calcio che ti porta ad essere tifoso, lo guardava, lo seguiva, facevamo insieme la "schedina ragionata" ma a casa non c'erano sciarpe o vessilli di nessuna squadra.

Io ci ho provato per tutta l'infanzia ma nessuna squadra si è mai presa il mio cuore e le ho "tifate" più o meno tutte.

Tutte tranne una. Quella più forte, quella che ha la maglia come gli arbitri degli sport americani (e questa già la dice lunga)

Io credo che papà abbia subito un trauma quel 4 Maggio 1949, forse fu il suo primo impatto con una tragedia o con la morte stessa, a me successe con la morte di Rino Gaetano, ricordo ancora mia madre che mi sveglia e mi da la notizia con calma, prima che possa sentirla in TV, Rino era il mio idolo, lo imitavo e cantavo le sue canzoni.

Ma torniamo al Toro.

Ogni volta che passavamo davanti allo stadio di Savona intitolato a Valerio Bacigalupo, portiere del Grande Torino, papà snocciolava la formazione Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola.

Poi continuava con questa poesia di Mario Luzzi

“Qui, a questa rupe nera, qui piegava

la manovra leggera delle ali, i triangoli in fuga coniugati, il guizzo breve, il fulmine leggiadro?

Mai la morte fu veramente morte così, mai corse rapida all’essenza come questa che vi abolisce, squadra anche contro la morte, ancora squadra.

Niente c’è più, né grazia trascorrente né scienza fine e rapida sull’erba, niente che vi protegga e vi distingua dal tutto grigio e vile in cui rientraste?

Niente, né ritmo celere né piano che vi separi più dal moto oscuro, tempo rubato al tempo non c’è più che vi salvi dal tempo che v’invade?

Niente c’è più, niente c’è più, o un barbaglio?

niente, niente, non c’è più niente, piove

qui dove noi diciamo Rigamonti,

Castigliano, Maroso, Ballarin”.

Mio padre se ne è andato a fine ottobre ma la sua memoria lo ha lasciato prima, mi regalava sorrisi e carezze anche se non ricordava chi fossi, era comunque sereno.

Poco tempo dopo mi trovo a Torino per degli spettacoli ed un giorno a pranzo sono con gli amici Claudio Sterpone e Andrea Carbonara, sfegatati tifosi granata, mi ritrovo a raccontare di papà e del Grande Torino, ci commuoviamo tutti.

Andrea prende il suo portachiavi del Toro e me lo regala. Direi che non c'è molto altro da aggiungere.

Il 4 maggio Gianpiero Perone trasformerà il suo Varietalk il Varietoro e mi ha invitato a partecipare, ha organizzato la serata proprio insieme ad Andrea del Vertigo e a molti altri colleghi e amici.

Ricorderemo il Grande Torino e io, una volta di più, l'uomo meraviglioso che era mio padre.


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