Quando...

Quando muore un comico è come se un pezzetto di ognuno di noi morisse con lui.

Quando muore un comico il senso di tutto quello che abbiamo fatto nella nostra vita da comici prende improvvisamente forma ma non è la forma che vorresti.

Quando muore uno di noi ti sforzi per tutto il giorno di fare ciò che sai fare ma inevitabilmente ti trovi a ricordarlo in ogni gesto, a sorridere per qualche memoria e a sentire un dolore tremendo nel petto quando pensi che non lo incontrerai mai più.

Si avvicina la sera e ancora nella testa martella il suo nome, senti la sua voce e lo vedi con in mano una birra.

Volevo bene a quell'inglese, cazzo se gli volevo bene, mi piaceva parlare con lui perché lavorare con lui era divertente, lui era divertente quando si stupiva delle piccole manie italiane che prendeva in giro bonariamente.

Lavorare con lui è stato un privilegio e non è una frase fatta.

Pensiamo sempre di avere tempo, viviamo la nostra vita in costante affanno e poi ti arriva una sberla così e ti costringe a pensare a chi sei e a cosa stai facendo, ti costringe a vedere la realtà. La realtà è che oggi tutti stiamo ricordando un amico, un comico, una brava persona ma è tutto dannatamente fuori posto e senza senso o almeno io non ce lo trovo.

Quando muore un comico il mondo diventa un po' più triste, Stronzate, anzi ballshit per dirla come John, quando muore un comico prima, troppo prima del tempo mi incazzo e mastico amaro e penso che oggi sia la sensazione di molti di noi.

Noi comici siamo una razza, un gruppo, una famiglia una specie animale, siamo tipo i Freaks di Tod Browning, possiamo anche odiarci fra di noi ma alla fine facciamo parte del fottuto circo e quando uno di noi muore ci sentiamo persi e abbiamo paura.

Fermatevi un secondo se siete arrivati fino qui, fermatevi un secondo e dedicate un pensiero a John Peter Sloan, fermatevi un secondo e poi sorridete. Sorridete perché per un comico è la cosa più bella.





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